Lettera 6 agli Enti Pubblici

AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
AL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE, UNIVERSITA’ E RICERCA
AL RETTORE DELL’UNIVERSITA’ DI PISA
AL SINDACO DI PISA
AL PROVVEDITORATO AGLI STUDI DI RAGUSA
ALL’ISTITUTO ISTR. SEC. 2° POZZALLO
ALL’ISTITUTO ISTR. SEC. 2° ISPICA
AL BIPM
AL’INRIM
AGLI ISTITUTI DI PESATURA E TARATURA
ALL’ISTITUTO NAZIONALE DI FISICA NUCLEARE
INFN SEZ. CATANIA
AL CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE
AL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIANA
ALL’ASSESSORATO REGIONALE ISTRUZIONE E FORM. PROF.
AL SINDACO DI PALERMO
AL SINDACO DI RAGUSA
AL SINDACO DI SIRACUSA
AL SINDACO DI ROSOLINI
AL SINDACO DI POZZALLO
AL SINDACO DI ISPICA
AL CONSIGLIO NAZIONALE INGEGNERI
AL PRESIDENTE ORDINE INGEGNERI RAGUSA
AL VESCOVO DIOCESI DI RAGUSA
AL VESCOVO DIOCESI DI NOTO
ALLA COMUNITA’ SCIENTIFICA
AI MASS-MEDIA

Oggetto: 3° NOTA. Le conseguenze dello studio della forma dei corpi solidi per la teoria della relatività generale di Albert Einstein, per il principio di Galileo Galilei sulla caduta libera dei gravi, per il bilancio energetico, per il principio di Archimede e per la pesatura (massa) dei corpi. ORA CON SPECIFICO RIFERIMENTO a:

“ARCHIMEDE – Riflessioni sul principio dei corpi galleggianti”.

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Io sottoscritto ing. Santo Armenia, nato a Ispica il 20/04/1954 e residente a Pozzallo via Giuseppe Ungaretti n.25 (cell.: 3348933394; pec: santo.armenia@ingpec.eu; email: ing.santoarmenia@tiscali.it), in queste settimane, dopo la trasmissione delle mie precedenti note del 25/07/2017 e 14/09/2017, ho continuato la mia riflessione scientifica, con particolare riferimento su Archimede per il principio dei corpi galleggianti.
Pertanto, oltre al libro su “Galilei e Einstein”, già pubblicato da Aracne editrice da Roma, il 28/01/2018 ho completato la redazione di un nuovo libro su:
“ARCHIMEDE – Riflessioni sul principio dei corpi galleggianti”.

Con la seconda nota del 14/09/2017, in relazione allo studio della forma dei corpi solidi, come riportato nel già pubblicato libro su “Galilei e Einstein”, trattavo Archimede per il principio dei corpi galleggianti, facendo notare che il confronto va fatto solo tra le due forze (spinta di Archimede e peso del corpo), senza estenderlo alla densità del fluido e del corpo.
In queste settimane, come già detto, la mia riflessione è continuata sempre su Archimede per il principio dei corpi galleggianti, osservando il fenomeno del galleggiamento – affondamento, nella sua organicità globale, in aria ed acqua.
Inoltre, il giorno 29/01/2018, il mio percorso di ricerca interiore, si è ulteriormente arricchito, dalla maieutica alla sperimentazione, grazie a “natura docet”, realizzando semplici esperimenti e misurazioni che confermano tutto quanto maieuticamente osservato.
In sintesi, gli argomenti del mio 2° libro, da far pubblicare, “ARCHIMEDE – Riflessioni sul principio dei corpi galleggianti”,

possono così essere espressi:
1 – il confronto va fatto solo tra le due forze (spinta di Archimede e peso del corpo), senza estenderlo alla densità del fluido e del corpo,
specialmente se come allo stato attuale, le misurazioni della massa e quindi della conseguente densità hanno gli errori evidenziati nella nota del 14/09/2017 (vedi libro su “Galilei e Einstein”;

2 – come il peso del corpo va calcolato in riferimento alla sua forma, allo stesso modo la spinta di Archimede va calcolata con riferimento proprio alla forma e alla posizione del corpo;

3 – le condizioni delle possibili infinite posizioni di equilibrio stabile in aria (peso corpo in aria uguale spinta di Archimede in aria) allo stesso identico modo sussistono per le possibili infinite posizioni di equilibrio stabile in acqua (peso corpo in acqua uguale spinta di Archimede in acqua), condizioni per cui ho coniato il seguente principio:
come in cielo (aria) così in acqua; per cui non esiste nessuna posizione di equilibrio indifferente, ma solo infinite posizioni di sospensione in aria o in acqua;

4 – l’attuale enunciato del principio di Archimede per i corpi galleggianti “Un corpo immerso in un liquido o in un aeriforme riceve una spinta diretta dal basso verso l’alto uguale al peso del volume del liquido o aeriforme spostato”, per non aver considerato l’effetto forma, non è corretto;

5 – dovendo, correttamente, considerare l’effetto forma, come per il peso del corpo, anche per la determinazione della spinta di Archimede, l’enunciato del principio di Archimede per i corpi galleggianti va corretto ed integrato come di seguito: “Un corpo immerso in un liquido o in un aeriforme riceve una spinta diretta dal basso verso l’alto uguale al peso del liquido o aeriforme spostato, avente quella stessa forma del corpo, calcolato nella posizione occupata dal corpo stesso.

Per facilità di lettura, preliminarmente, riporto i contenuti della mia prima nota del 25/07/2017, con la quale ribadisco il mio convincimento in merito a:

1°) non vigenza del principio di Galileo Galilei sulla caduta libera dei gravi;

2°) confutazione della teoria della relatività generale di Albert Einstein.

Punto 1°) La non vigenza del principio di Galileo Galilei sulla caduta libera dei gravi è dovuta al fatto che:

1) Nel caso della caduta di un solo grave, non viene dedotta la massa di questo corpo di prova da quella della terra; tra l’altro, l’esperienza del fisico Loránd Eötvös, in base alla quale è stata ottenuta l’uguaglianza (con una approssimazione sempre crescente nel tempo) tra massa inerziale e massa gravitazionale (mi=mg), è gravata da questo stesso errore.
2) Nel caso della caduta in contemporanea di due o più gravi:

a) non viene dedotta la massa di questi corpi di prova da quella della terra;
b) non si tiene conto del fenomeno della mutua attrazione reciproca della terra nei confronti di tutti i gravi.

Punto 2°) La teoria della relatività generale di Albert Einstein è confutata per il fatto che:

a) non vige più il principio di Galileo Galilei sulla caduta libera dei gravi, sul cui presupposto si fondava tale teoria;
b) l’effetto radiale della caduta verticale dei gravi fa si che la distanza reciproca diminuisca e pertanto tali corpi durante la caduta libera non possono essere considerati in quiete relativa.

………………..

I contenuti di cui alla seconda nota sono le conseguenze dello studio della forma dei corpi solidi per la teoria della relatività generale di Albert Einstein, per il principio di Galileo Galilei sulla caduta libera dei gravi, per il bilancio energetico, per il principio di Archimede e per la pesatura (massa) dei corpi, sintetizzabili come di seguito.

PUNTO 1°) Per la teoria della relatività generale di Albert Einstein.
EFFETTI INERZIALI

Tutti i corpi, costituiti dalla stessa quantità di massa, a prescindere dalla loro forma e sostanza, se sottoposti alla stessa forza, acquistano la stessa accelerazione.
Gli effetti inerziali sui corpi, pertanto, non sono influenzati dalla loro forma.

EFFETTI GRAVITAZIONALI
Considero un corpo, non costituito né in forma sferica, né in forma di poliedro regolare e né in forma di cilindro equilatero (diametro del cerchio di base uguale all’altezza), ad esempio un parallelepipedo, il suo peso varia al mutare della posa di appoggio, perché al mutare della posizione varia la distanza del suo centro di massa dalla superficie terrestre, quindi dal centro della terra.

In conclusione, pur se in presenza della stessa quantità di massa, gli effetti gravitazionali sui corpi variano se essi non hanno forma regolare (né forma sferica, né forma di poliedro regolare e né forma di cilindro equilatero).

Gli effetti gravitazionali sui corpi, pertanto, sono influenzati dalla loro forma.

CONCLUSIONE
Non c’è nessuna equivalenza tra il moto uniformemente accelerato e il campo gravitazionale.
La gravità non è una entità relativa.
La gravità è una entità assoluta.

La teoria della relatività generale di Albert Einstein è confutata.

PUNTO 2°) Per il principio di Galileo Galilei sulla caduta libera dei gravi.
Per essere gli effetti gravitazionali sui corpi influenzati dalla loro forma, ne scaturisce quello che io chiamo

PRINCIPIO DI GALILEO GALILEI GENERALIZZATO:

Sono soggetti alla stessa accelerazione di gravità, con l’uguaglianza di tutte le grandezze necessarie a descrivere il fenomeno della caduta libera dei corpi sulla terra (d=distanza del centro di massa del corpo dalla superficie terrestre, h=altezza di caduta, velocità finale, tempo di caduta), solo quei corpi della stessa sostanza (stessa densità) aventi la stessa massa e la stessa forma.
Ad esempio, per la sfera di raggio r si ha: h=d-r.

PUNTO 3°) Per il bilancio energetico.
Lo studio del fenomeno della caduta libera nella sua globalità, comporta, in modo analogo, un approfondimento per il bilancio dell’energia potenziale e cinetica.
Per esempio per due sfere, una di platino e l’altra di legno, aventi la stessa massa, poste sulla superficie terrestre, il lavoro necessario per portarle alla stessa energia potenziale (stessa distanza del loro centro di massa dalla superficie terrestre) non è lo stesso (quello della sfera di platino è maggiore per essere la sua altezza di caduta maggiore di quella del legno).

Così pure, l’energia cinetica a fine della caduta non è la stessa (quella della sfera di platino è maggiore, sempre per essere la sua altezza di caduta maggiore di quella del legno).

Il principio di conservazione dell’energia, però, è sempre osservato.

PUNTO 4°) Per il principio di Archimede.
Il confronto va fatto solo tra le due forze (spinta di Archimede e peso del corpo), senza estenderlo alla densità del fluido e del corpo.

Questo perché se il corpo non ha una delle tre forme “regolari” (sferica, poliedro regolare, cilindro equilatero), al variare della posizione del corpo immerso, il peso del corpo varia, mentre il volume del liquido spostato pari a quello del corpo immerso, e quindi il valore della spinta non variano (per semplicità si pensi  al parallelepipedo in posizione orizzontale e verticale).
Inoltre, quando si usa la bilancia idrostatica per determinare la densità dei corpi, è bene precisare che è necessario realizzare un campione di quel corpo in una delle forme “regolari” (sferica, poliedro regolare, cilindro equilatero).

PUNTO 5°) Per la pesatura (massa) dei corpi.
Come abbiamo visto nel PUNTO 1°, al variare della posa di appoggio, varia il peso del corpo.
La massa del corpo non può variare.
Tali misure diverse evidenziano contemporaneamente due errori:

1° – si pensa di misurare la massa (che non deve variare), ma invece si misura il peso (che deve variare);
2° – si esegue una misura che ha in se un errore sistematico, quello di non aver considerato l’influenza della posa di appoggio.
Le misure eseguite dalla Scienza, per gli usi più disparati, di conseguenza, sono gravati da questi errori?
I campioni di massa a corredo delle bilance presentano queste discrasie?
Ometto lo studio eseguito che evidenzia l’incidenza dell’errore.

Al MIUR e alla Comunità Scientifica l’onere della verifica della correttezza del mio ragionamento scientifico, nonché del rapporto con gli Enti Internazionali.
Rimanendo disponibile per ogni approfondimento, porgo rispettosi saluti.

Pozzallo, lì 30/01/2018
Santo Armenia

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